Festa della Toscana 2019 | Isgrec
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La Toscana e la Maremma a memoria...tracce
Veduta della Diaccia Botrona
L'Isgrec per la
FESTA DELLA TOSCANA
Molto importanti sono stati i progetti di studio realizzati dall’Isgrec in occasione della Festa della Toscana del 2015, 2016, 2017 e 2018, che hanno colto l'occasione della celebrazione dell'abolizione della pena di morte in Toscana, prima tra le nazioni, il 30 novembre 1786, interpretandola come punto apicale di un sistema di riforme intraprese dal governo lorenese, a partire dal periodo della Reggenza, che investì progressivamente ogni campo dell'amministrazione del territorio, della giustizia e della politica granducale. Questo sistema di riforme, ispirato da idee illuministe e basato su un'analisi accurata dei territori della Toscana, fu il vero motore della rinascita della Maremma, che, per la prima volta dopo secoli, si trovò al centro di una sperimentazione di governo destinata a innescare i meccanismi di un cambiamento epocale.
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La Toscana e la Maremma a memoria...tracce

Premessa
Il lavoro didattico sui temi della Festa della Toscana si declina in Maremma con una serie di fattori culturali e storici che fanno parte del processo di costruzione di una difficile identità.
Il riformismo leopoldino, che ebbe come momento culminante la riforma penale con l’abolizione della pena di morte nel 1787, fu un complesso sistema organico di avvio alla modernizzazione dello Stato, che si sarebbe completata addirittura con un progetto di Costituzione; in Maremma le riforme leopoldine furono il fondamento per una rinascita dopo secoli di abbandono e di marginalità.
Il riformismo di Pietro Leopoldo e dei suoi successori rappresenta il nucleo fondante di un progresso difficile e lento che ha determinato l’ingresso di una città nel novero dei capoluoghi toscani (istituzione della provincia inferiore senese nel 1765 con il conseguente distacco dalla subordinazione amministrativa di Siena). Il riconoscimento delle potenzialità del territorio divenne la spinta cruciale per dare vita ad una assidua sperimentazione nel campo della gestione della proprietà, dell'applicazione di provvedimenti sulla libertà di commercio del grano (sul solco dell’adesione del sovrano lorenese alla fisiocrazia), ma soprattutto dette luogo per la prima volta in modo organico e serio ad un piano di bonifica delle paludi costiere, che da sempre ne avevano costituito il limite allo sviluppo demografico ed economico.
Da qui inizia la Maremma di oggi, da qui la storia del suo popolamento e della sua trasformazione da enorme estensione di paludi e di boschi a luogo coltivato ed abitato, meta ambita di nuovi e continui movimenti migratori fino ad oggi.
A sancire il valore fondante delle esperienze leopoldine in Maremma, vi sono innumerevoli studi, lavori condotti da Ildebrando Imberciadori, Mario Mirri, Danilo Barsanti e Leonardo Rombai, che indagano le ragioni e le fasi di un così ricco panorama di provvedimenti e riforme pensate tra la seconda metà del Settecento e l’Unità Italiana.
Ma cosa rimane nella memoria di chi questi luoghi adesso abita? Quali sono le tracce lasciate sul territorio da un fenomeno cosi esteso nel tempo e nello spazio? Cosa resta di sovrani divenuti leggendari, protagonisti di aneddoti e comunque sempre oggetto di affetto e riconoscenza?
Con i ragazzi della classe seconda della Scuola media “Michelangelo Buonarroti” di Cinigiano e con la quarta Liceo artistico “Luciano Bianciardi” di Grosseto abbiamo provato ad indagare le tracce e le memorie lorenesi, facendo dialogare la narrazione storica con la sensibilità dell’oggi.

L’aggravarsi della situazione sanitaria dovuta al Covid19 e la chiusura delle scuole hanno impedito la conclusione dei laboratori e la raccolta delle interviste, costringendo i ragazzi a modificare gli esiti del lavoro didattico e impedendo, inoltre, la realizzazione dell’evento conclusivo previsto per aprile.
Gli studenti hanno continuato a lavorare sui temi proposti ma in modalità necessariamente diverse rispetto a quelle stabilite dal progetto originario, determinando modifiche sostanziali nella forma del prodotto finale, che tuttavia esprime ugualmente la piena adesione allo spirito della Festa della Toscana ed il raggiungimento degli obiettivi preposti.
Nonostante sia stato possibile effettuare solo poche interviste sulla memoria lorenese, queste mantengono la freschezza e l’entusiasmo per tematiche condivise e sentite, mente è prevalsa la vena creativa nell’individuare paesaggi e monumenti come forme “liriche”, che nella solitudine forzata dettata dai rigori della pandemia ha toccato forme personalissime di “memoria” dei luoghi.
I ragazzi di Cinigiano hanno infatti arricchito la loro riflessione didattica con molte foto dei lasciti lorenesi impressi nel paesaggio naturale ed agrario della Maremma amiatina, individuando nel castello di Castiglioncello Bandini il nucleo centrale delle memorie lorenesi, mentre gli studenti del Liceo artistico di Grosseto hanno concentrato la loro attenzione sul monumento di Luigi Magi dedicato a “Canapone”, traendone un nucleo di raffinati ed evocativi profili fotografici giunti al culmine di uno studio storico ed artistico attento e sensibile, riuscendo a far dialogare l’antico gruppo marmoreo con la sensibilità del presente. ​​

I luoghi della memoria lorenesi a Grosseto 

I segni lasciati sul territorio dai Lorena sono innumerevoli, anche se non tutti visibili ad occhi inesperti. 
Abbiamo iniziato a cercarli, a individuarli e infine a collocarli nel loro contesto storico di riferimento. ​

Alla Steccaia esistono ancora le strutture che permisero la deviazione delle acque torbide dell’Ombrone con il Ponte Tura, avviato nel 1830 ma più volte ricostruito e restaurato fino alla prima metà del Novecento. Una piramide lì vicino reca due iscrizioni commemorative.

Profondi sono i segni lasciati nelle campagne dalla presenza dell’antico alveo del Diversivo, che ancora adesso si riesce a distinguere con i suoi argini coperti dalla vegetazione, da molte opere idrauliche e da ponti disseminati tra i campi coltivati e tra le case sparse, che finalmente adesso riempiono ciò che era una volta solo vuoto fatto di canneti e paludi.

Ma nel piccolo centro della città dentro le mura stellate, che fino al tardo Ottocento sono state il limite oggettivo tra città e campagna, si conservano lasciti altrettanto importanti, basti pensare alle strutture del ​vecchio ospedale della Misericordia, nell'attuale via Ginori (oggi sede del Polo universitario grossetano), che, come ricorda la lapide posta sulla sua facciata in un latino formale, fu ampliato nel suo primitivo nucleo da Pietro Leopoldo nel 1783. 

Un nucleo memoriale che merita una riflessione particolare è poi costituito dagli “eroi della Bonifica”. Essi meritarono segni importanti di memoria addirittura negli anni Settanta dell’Ottocento, dopo più di 10 anni dall’annessione del Granducato toscano al Regno d’Italia, in un luogo altamente significativo, la Sala consiliare del Municipio grossetano, come descritto con minuzia di particolari da Alfonso Ademollo nel 1894, nella più antica guida di Grosseto. Di questa decorazione marmorea sono ancora visibili i medaglioni rappresentanti Leonardo Ximenes, Pio Fantoni, Sallustio Bandini, in via Ximenes, e il busto di Alessandro Manetti posto nella via omonima, tutte opere del senese Tito Sarrocchi. La decorazione dell’antica sala consiliare, ristrutturata ed ampliata negli anni Sessanta del Novecento, con la conseguente frammentazione e ricollocazione dei marmi ad ornamento del verde cittadino, comprendeva anche il medaglione con Vittorio Fossombroni dello stesso autore e quello dedicato a Giacomo Grandoni, amministratore della bonifica, scolpito do Giovanni Duprè nel 1873 ed oggi visibile presso lo stadio comunale.

E ancora: il ritratto di Pietro Leopoldo conservato nella sala consiliare di Grosseto. Si tratta di una probabile replica di un modello destinato alle amministrazioni periferiche della Toscana, senza dubbio non privo di fascino se si tiene in considerazione la sua possibile funzione di rappresentanza istituzionale e ufficiale. Non ne conosciamo la provenienza ma ci piace pensare che ancora sta lì nel Comune della città di Grosseto, sede di una di quelle comunità da lui riformate, a ricordare i primi esperimenti amministrativi per dare maggiore libertà decisionale ai proprietari, responsabilizzandoli rispetto alla tenuta del territorio e alla vigilanza sul meccanismo erariale e stabilendo nuove modalità di accesso alle Istituzioni cittadine di rappresentanti scelti in base al censo e non più per diritto consuetudinario: primi piccoli passi del lunghissimo cammino verso l’affermazione dei principi democratici.
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Ciò ha aperto una riflessione interdisciplinare sulle tematiche relative al ritratto, in particolare legate alle molte opere che legano nomi quali Jean Etienne Liotard, Pompeo Batoni e Anton Raphael Mengs - pittore e critico d’arte, tra i massimi teorici del Neoclassicismo - alla figura di Pietro Leopoldo e alle molte immagini del sovrano durante tutto l’arco del suo lungo Regno in Toscana e a Vienna.

Tuttavia, il monumento che gli studenti hanno scelto per la sua incredibile evidenza e per il suo indiscusso potere evocativo e identitario è stato il monumento a Canapone in Piazza Dante.

Canapone, storia e memoria.
Il monumento a Leopoldo II di Lorena domina la piazza principale della città di Grosseto. Egli, chiamato bonariamente "Canapone" dai maremmani per il colore della sua chioma abbinata alla sua statura, si meritò il monumento per la generosità di energie e denari elargite a risanare quella che, imbevuto di cultura romantica, definì egli stesso una “figlia malata”, la Maremma. 
Il monumento, amato e conosciuto da tutti i cittadini, rimase a memoria del sovrano lorenese anche dopo la conclusione della sua vicenda politica, simbolo di riconoscenza per la sua opera colossale di risanamento delle paludi. Con il motuproprio del 1828 il sovrano dette il via alla bonifica per colmate, che deviò il corso dell’Ombrone attraverso l’escavazione del diversivo presso la Steccaia e la creazione di bacini, che permisero l’essiccazione di gran parte della palude di Castiglione, allora mefitica distesa di acque fetide e regno indiscusso della malaria, trasformandola in una fertile pianura coltivata. 

Il gruppo monumentale pensato si dice negli anni Trenta dell’Ottocento a ridosso dell’apertura del canale diversivo, fu inaugurato nel 1846, poco prima di quelle guerre risorgimentali, che videro sincera adesione dei giovani maremmani e che contribuirono alla realizzazione dell’Unità italiana. Proprio Giovanni Chelli, noto per aver fondato la biblioteca e il museo cittadino, ma anche figura di primissimo piano del Risorgimento maremmano, riconobbe la grandezza dell’opera di Leopoldo e per l’occasione pubblicò “La Maremma personificata che narra le sue passate e presenti vicende”, appellandolo Benefico Secondo Leopoldo.
Il gruppo marmoreo rappresenta il sovrano in veste classica che in un gesto dignitoso e compassionevole porge la mano a sollevare una splendida donna con il capo cinto di una corona di spighe dalla foggia classica, richiamo alle vetuste e memorabili origini della Maremma etrusca e romana. La donna prostrata e sofferente porta ancora i segni di una fiorente bellezza. A sua volta tiene a sé un piccolo figlio malato reclinato su di lei, simbolo del passato doloroso, mentre il sovrano-padre simmetricamente sostiene un vigoroso fanciullo, presente e futuro del popolo maremmano. Sotto il suo piede e quello del fanciullo la testa di un serpente - la malaria - mentre viene morso da un grifo, emblema della città.

L’autore fu Luigi Magi di Asciano (1804-1871); formatosi a Siena e Firenze, non fu indifferente alle suggestioni di Lorenzo Bartolini, aperte alla rappresentazione della natura e un più rigido neoclassicismo. Maestro di Giovanni Duprè, vide nella realizzazione di questo monumento l’apice del suo successo.

La rielaborazione fotografica che qui proponiamo è frutto di uno sguardo diverso, intensamente poetico da parte degli studenti del Liceo Artistico, volto a cogliere le sfumature evocative dei particolari nascosti, delle emozioni dei volti fissati nel marmo, nel loro dialogo con il cielo, lo spazio e l’orizzonte della piazza. L'interpretazione soggettiva diventa qui universale nel toccare, attraverso l’estetica propria dell’arte, le coscienze di tutti.
Il territorio e la memoria nel paesaggio
La scelta dei ragazzi di Cinigiano è stata quella di intravedere il lascito dell’età lorenese nel disegno dei campi e delle colture, nel loro paesaggio fortemente caratterizzato da una natura che alterna la presenza di dolci colline alle asperità caratteristiche di un terreno franoso e difficile, dove secoli di paziente lavoro contadino hanno strappato alla terra tra le pendici amiatine la Vald’Orcia e la valle dell’Ombrone il sostentamento per la sopravvivenza di generazioni di donne e uomini. Qui non ci sono ricordi di malaria, ma l’insistente coltura del grano tra oliveti antichissimi e filari di viti, presenti nelle trattazioni settecentesche dell’Accademia dei Georgofili, che richiamano con forza i principi della Fisiocrazia francese.
Non a caso qui, nel cuore di questo territorio, sorge il Castello dove si narra che sia stato scritto il trattato da cui tutto è nato: “Il Discorso sopra la Maremma senese” di Sallustio Bandini, che per primo compì un’accorata riflessione sulle sorti della Maremma e sull’opportunità di liberalizzare il prezzo del grano. 
Il castello di Castiglioncello Bandini

Le interviste 
Dalle interviste si evincono una freschezza e un entusiasmo degli studenti, derivati dalla profonda condivisione degli obiettivi e delle finalità degli interventi laboratoriali portati a termine prima della chiusura delle scuole a causa dell'emergenza sanitaria. Dopo aver appreso le caratteristiche tecniche e scientifiche delle rilevazioni proprie delle fonti orali, gli studenti hanno elaborato e condiviso, assieme agli esperti e agli insegnanti, un canovaccio di domande tali da toccare vari aspetti del lascito dell’età lorenese nella memoria delle persone.
Nelle interviste risulta evidente il forte legame tra il perdurare delle memorie lorenesi e la tradizione culturale maremmana nel loro passaggio tra le diverse generazioni, passaggio reso possibile grazie soprattutto al lavoro della scuola in particolare dopo l’istituzione della Festa della Toscana.

Gli intervistati per lo più hanno sentito parlare dei Lorena in televisione o da libri di storia locale; in alcuni casi si tratta di persone che, nate altrove, hanno deciso di stabilirsi nel nostro territorio in tempi recenti. Per tutti Pietro Leopoldo è colui che ha abolito la pena di morte e Leopoldo II è il bonificatore della Maremma, destinatario di un segno importante: il monumento a lui dedicato nel centro storico del capoluogo. Sempre si sottolinea l’importanza di conoscere le vicende storiche del territorio e l’opera di coloro che lo hanno governato cambiandone il destino. 
Nel territorio di Cinigiano, inoltre, è forte il legame con la memoria di Sallustio Bandini che, originario di Siena, ha a lungo dimorato nelle sue proprietà di Castiglioncello, di cui rappresenta ancora il nume tutelare. Emerge in una intervista cinigianese anche un altro segno sul territorio: la presenza della strada leopoldina su un vecchio tracciato etrusco nel comune di Cinigiano, sulla quale sarebbe stato interessante poter svolgere opportune indagini, rese impossibili dalla contingenza sanitaria: spunto per futuri lavori di ricerca-azione sul territorio.
Gli audio delle interviste
intervista n. 1.m4a
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intervista n. 2.m4a
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intervista n. 3.m4a
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intervista n. 4.m4a
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